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Santuario della Spina Santa

Santuario della Spina Santa

Una Spina della preziosa corona di Cristo si conserva nel Santuario dal 1808. Con decreto arcivescovile del 14 giugno 2021 la Chiesa parrocchiale della Santissima Annunziata di Giffoni Valle Piana, dell'Arcidiocesi di Salerno - Campagna - Acerno, è stata elevata a Santuario Diocesano della Spina Santa.

Piazza Giovanni XXIII, snc 84095 Giffoni Valle Piana (SA) Campania

La storia del Santuario

Con decreto arcivescovile del 14 giugno 2021 la Chiesa Parrocchiale della SS. Annunziata di Giffoni Valle Piana, dell’Arcidiocesi di Salerno – Campagna – Acerno, è stata elevata a Santuario Diocesano della Spina Santa.

 

Dalle prime notizie riportate si evince che l'antica chiesa dell'Annunziata corrisponde a quella di Santa Maria De Castella, risalente al 970 d. C. Fu edificata dal possessore della contea di Giffoni, in seguito, il conte Pietro ereditò una parte spettante dei beni di essa. Nell'anno 1309 era ancora proprietà del feudatario di Giffoni. Alla fine del XV secolo, sotto l'influenza del francescanesimo, la pianta della chiesa, formata da una sola nave, fu trasformata in quella attuale. Infatti, quando Giffoni fu elevata a Diocesi nel 1531, essa era già a croce latina con tre navi. E per questo fu scelta come cattedrale della Diocesi, grazie al desiderio del Marchese del Vasto e della Principessa di Francavilla, nel Concistoro segreto del 2 settembre 1530. In seguito all’evoluzione economica del popolo giffonese, il plesso architettonico fu completato con l'ospedale, attiguo alla chiesa, sopra il quale fu istituita la Confraternita di Maria SS. Immacolata, risalente al 1621. Qui si conservano una bellissima tela del’700, raffigurante l’Immacolata Concezione, dei medaglioni pittorici sui muri laterali sopra il coro ligneo e il soffitto, tutto affrescato su tavola, con scene agiografiche.

 


 

 

Il Santuario della Spina Santa si presenta al visitatore con un rivestimento in stile barocco, la cui facciata principale, rivolta sulla piazza, ha tre ingressi. I muri laterali della nave centrale furono aperti per creare le navi laterali, comunicanti con quattro arcate. L'altare maggiore è rivestito di marmo policromo; in alto vi è una nicchia con un gruppo ligneo della Val Gardena, raffigurante l'Annunciazione, risalente agli inizi del XX secolo. Il cielo della navata presenta una tela di ventiquattro metri quadrati, che raffigura "L'Angelo che scende dal cielo e la Madonna che lo aspetta con fiducia", opera dell’artista giffonese, Vincenzo Stavolone.

 

Ai lati della navata centrale vi sono 14 tele, che rappresentano le varie stazioni della via Crucis, risalenti al XVII secolo, di scuola tedesca, appartenute al grande musicista Johann Strauss e donate alla parrocchia da un ingegnere bavarese (grazie all'interessamento dell’allora rettore del Pantheon, il giffonese, don Antonio Tedesco). Nella stessa navata, vi è un pulpito ligneo del Settecento, lavorato e cesellato. Nella navata sinistra vi è una tavola del XVI secolo, raffigurante la Madonna del Carmine con le anime del Purgatorio e due guerrieri.

 

Nella navata laterale destra al terzo altare, si conserva una tela su olio, della prima metà del XVII secolo: la tela raffigura l’Angelo Custode, così come lo rappresenta Domenico Zampieri, detto il “Domenichino”, nel documentato dipinto a olio su tela, in esposizione permanente presso il Museo Nazionale di Capodimonte in Napoli, datato 1615. L'Angelo Custode di Giffoni è una copia fedele del Domenichino, eseguita da mano esperta. Grazie all’opera di sensibilizzazione della Pro Loco di Giffoni Valle Piana, presieduta dal prof. Claudio Mancino, in collaborazione con il Rettore del Santuario, Don Alessandro Bottiglieri, si è data vita ad una raccolta fondi per il restauro conservativo del dipinto, eseguito magistralmente e completato nel 2023 dalla dott.ssa Flora Pellegrino, sotto l'alta sorveglianza degli esperti della Sovrintendenza Belle Arti e Paesaggio di Salerno e Avellino.

 

 

La Spina Santa

 

Una delle Spine della corona di Cristo viene conservata nel Santuario della Spina Santa di Giffoni Valle Piana, dove è oggetto di un'antica devozione. Conservata per secoli a Costantinopoli dove l'aveva portata Santa Elena, la corona venne trasferita a Parigi il 2 agosto del 1239 da Luigi IX. La Spina Santa è giunta nel cuore dei Monti Picentini nel Medioevo, alla fine del ‘300, venne donata da Carlo IV a Leonardo De Rossi, che la portò al suo paese natale: Giffoni. Padre Leonardo De Rossi da Giffoni, figura notevole della Chiesa del XIV secolo, Francescano, professore dello studio generale di S. Lorenzo Maggiore a Napoli e dell'Università di Cambridge, venne eletto Ministro generale dell'Ordine dei Frati Minori dal capitolo di Tolosa del 1373. Operò durante lo scisma d'occidente e venne nominato Cardinale dall'antipapa Clemente VII. 

 

La Spina Santa fu conservata e venerata per ben quattro secoli nel convento di San Francesco, fino al 1806, quando il Convento e la Chiesa vennero soppressi dalle leggi eversive ed abbandonati all’opera distruttiva del tempo. Presto, però, sorse una contesa tra i diversi parroci della Forania di Giffoni ed i sacerdoti della Chiesa ricettizia della SS. Annunziata, perché ognuno avanzava diritti per ottenere la sacra reliquia. Un decreto dell’Intendente di Salerno, in data 11 maggio 1808, risolse la “santa gara”, stabilendo che l’insigne reliquia fosse concessa alla parrocchia dell’Annunziata e che si conservasse nella nicchia nella navata del SS. Sacramento, chiusa con quattro chiavi (una custodita dal Sindaco, una dal Parroco, una dal Primicerio della chiesa ricettizia e un’altra dal procuratore di clero). Stabilì, infine, che la reliquia fosse esposta nei venerdì di marzo e nel Venerdì Santo di ciascun anno, nonché in casi speciali e straordinari, come guerre, carestie, peste, siccità e altri eventi eccezionali. Il decreto fu vistato e approvato il 25 giugno 1808 dalla Curia Arcivescovile di Salerno.

 

Annualmente, una grande processione, che mobilita tutti i fedeli e devoti pellegrini, anche dei paesi limitrofi, rappresenta uno dei momenti più importanti nella vita della comunità locale. Secondo la tradizione, esposta al bacio dei fedeli, la Spina Santa, lunga circa 7,5 cm, si tinge di rosso sangue, non solo nei venerdì di marzo e nel Venerdì Santo. La Sacra Spina è custodita in una piccola teca cilindrica in cristallo e argento, a sua volta, conservata ed esposta in un nuovo reliquiario rotante, nell’antico altare originario. Il progetto della nuova urna della Sacra Spina, da parte della ditta Corinto, ha previsto un elemento tecnico ed uno artistico. L'elemento tecnico, nascosto, è il meccanismo elettromeccanico di precisione e l'illuminazione, progettati dall'ing. Di Leva. La parte visiva dell'opera, elemento artistico, è rappresentata da ceselli sbalzati a mano e da fusioni a cera perse, secondo la tradizione napoletana, realizzate dall'artigiano Angelo Gallo.

 

L'opera è caratterizzata da simboli che richiamano la passione di Gesù Cristo: sulla cornice esterna nel cesello è realizzata una coronar di spine stilizzata; nei quattro lati sono state realizzate medaglie, che evocano gli Evangelisti; due rami di ulivo completano l'opera, come richiamo all'umanità di Gesù, nel Getsemani.

 

 





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